17 giugno 2014

Molto semplice sto cazzo

Io non riesco più a tollerare un certo linguaggio in uso comune fra politici ed opinionisti assortiti.
A ogni domanda sembra che la risposta sia "è molto semplice".

Molto semplice sto cazzo! Se è semplice fallo, cazzone, non stare a raccontarmelo! Ma la verità è che la risposta è spesso molto semplicistica, più che semplice e quindi è una presa per il culo, non una risposta.
Senza contare che il contesto rende spesso farraginosa l'applicazione di soluzioni apparentemente semplici, perché non sono univoche e sottendono una visione del mondo non condivisa dagli interlocutori, ma un politico non dovrebbe permettersi di ignorare questo aspetto neppure quando fa propaganda.
Un filosofo forse potrebbe farlo, ma un politico no, lui deve vivere nella realtà e con quella deve confrontarsi. Il mondo delle idee lo lasciamo al Demiurgo come stampo per il mondo reale, mentre noi di quest'ultimo ci occupiamo, perché in questo e solo in questo viviamo!

Io voglio qualcuno col coraggio di dire "è un gran casino" e che poi spieghi in modo convincente perché non è semplice, mentre se è veramente semplice vorrei sentire semplicemente la risposta "fatto".
Puro, conciso, indiscutibile.
Fatto.

Quel che non si è fatto e che è da fare da anni, evidentemente non è semplice per un cazzo, quindi basta prendere per il culo! Chi dice che è semplice è in malafede e come tale va considerato.


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10 giugno 2014

Un senso di...

C'è gente che è a suo agio sempre. Non sente il peso del contesto, non si giudica, non pretende da sé, o se lo fa tara le sue pretese sul raggiungibile.

Ecco...io no.
Sono da sempre il primo e quasi unico giudice di me stesso. Nel bene e nel male.
Se le aspettative della gente poco mi tangono, le mie su me stesso arrivano quasi a schiacciarmi. Così è sin da quando sono un ragazzino.
Quello che ne scaturisce, a volte, è un paradosso: mi sento inadeguato anche quando intorno tutti sembrano soddisfatti di me.
Capita anche il contrario, ma recentemente non è più molto frequente.

Io non riesco ad essere felice se non soddisfo le mie aspettative su di me. Poco conta se gli altri, anche quelli più vicini, quelle aspettative non le hanno e non le condividono.
Mi pesa così tanto che tendo a rifuggire dal mondo sin quando non trovo una soluzione dentro di me.
Ammesso che la trovi.
Sino a decidere per gli altri se loro non vedono da soli la mia inadeguatezza.


Una forma estrema di egoismo ed egocentrismo, probabilmente. Una conseguenza del mio relativisimo, forse.
Sicuramente un infinito senso di inadeguatezza


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5 giugno 2014

Un onesto stronzo puzza onestamente

Mi sono un po' rotto il cazzo di alcune facilonerie che ormai vanno per la maggiore nel panorama politico italiano. Non sopportavo l'eterno "è molto semplice" alla Bersani (e non solo), adesso non sopporto il mantra dell'onestà come soluzione dei mali d'Italia.

L'onestà è una gran virtù che mi piacerebbe dare per scontata (ma so di non potere), ma non di sola onestà è fatto l'uomo, e neppure il politico.

Ma "sono anche bravi e preparati", dice*. "Preparati a cosa, o imbecille, e a come che li hai scelti senza esperienza apposta?!?"**.
Ma facciamo pure finta che siano onesti e preparati, non solo di questo è fatto l'uomo, e neppure il politico.

Onestà e preparazione non danno nessuna indicazione delle idee di una persona, escludono giusto certi comportamenti degeneri, ma neppure tutti.

Seguendo il ragionamento se Hitler fosse stato onesto e incensurato (e vivo, per fortuna non è né vivo né incensurato), visto che in fin dei conti proprio incapace non è stato, lo dovrei votare e preferire a una persona incriminata e condannata per "attività cospirativa, istigazione alla guerra civile, apologia di reato e incitamento all'odio di classe" da un regime repressivo? Gramsci, per dirne uno a caso che rispecchi queste caratteristiche?
L'unico motivo per cui non mi devo sentire nazista è che per fortuna Hitler non era incensurato? Ma che cazzo?!?!

Per restare più vicini, dovrei preferire Putin a Mandela (cazzo, su due piedi non me ne viene in mente uno vivo...che sia significativo?!)? Ma la smettiamo di alludere stronzate simili?!?! E tutte le pecore che annuiscono senza pensare, mentre si fanno imboccare verità assolute prive di ragionevolezza da uno dei pochi condannati in via definitiva del panorama politico italiano che preferisce stare nell'ombra, tanto i suoi votano quello che dice loro di votare senza neppure che si debba esporre.

Con questo, ribadisco, non tolgo nulla al valore dell'onestà, ma non possiamo appiattire le persone, neppure i politici, a poche caratteristiche caratterizzanti il loro comportamento mettendo in secondo piano il resto. TUTTO il resto.

Sinceramente io penso che l'onestà a tutti i costi sia uno slogan elettorale e non un valore fondante del movimento, anche perché chi lo guida non è così stupido. Chi invece lo vota....***

Lo so che è un paradosso e deve essere evidente che è solo una provocazione, ma il succo è che si può essere dei grandi stronzi pur essendo dotati di un cervello ed essendo incensurati. E per me, se sono stronzi, puzzano, onestamente.



* Sì, sì, parlo di Grillo, lo dico così fughiamo i dubbi e non mi nascondo dietro ad un dito, che tanto sono troppo grosso per starci.

** Non posso oltretutto non aprire questa parentesi: se per trovarli incensurati li devi prendere inesperti, non sarà mica che siamo tutti disonesti ed è solo che ad alcuni è mancata l'occasione? Questa a me parrebbe una risposta logica, anche se non verrà mai ammessa da chi muove certe accuse. Di onesti se ne sarebbero dovuti trovare tanti anche fra i ranghi degli attuali partiti, altrimenti...o no? Quindi tutto si sarebbe potuto sgonfiare in un "Tizio, Caio e Sempronio, a casa! Gli altri avanti, ma occhio che vigiliamo". La sottile allusione che sta dietro a questa divisione radicale è che se una persona è onesta si rifiuta di militare nel partito di un disonesto, quindi a prescindere da tutto, qualunque politico italiano di mestiere è necessariamente disonesto, alla meglio non l'hanno ancora beccato con le mani nella marmellata, quindi non va votato.

*** no, non vi sto dando veramente dei coglioni in modo generalizzato e neppure a te in particolare, forse; diciamo che ci sono varie categorie fra chi vota per il movimento, fra cui anche i coglioni, che sono comunque ripartiti in tutti gli schieramenti. Quelli svegli hanno capito che l'onestà è un requisito, ma non è il punto focale. Se tu che leggi non l'avevi capito...è inutile che ti fai delle domande, perché mi sa che alle risposte non ci arrivi comunque.
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29 maggio 2014

La memoria che non c'è

Verba volant, Scripta manent.
Beh, dipende che scripta e dove. Recentemente mi sto rendendo conto che i social network hanno l'immediatezza di una chat, le potenzialità di un raduno, la puntualità di un evento programmato, l'estemporaneità di un incontro casuale.... e la volatilità di quattro chiacchiere al bar.
Per tutte queste caratteristiche li usiamo (e li uso) sempre di più. Sono il mezzo di comunicazione più immediato che abbiamo a disposizione. I social in qualche misura definiscono una immagine di noi attraverso la quale comunichiamo e alla quale affidiamo gran parte della memoria della nostra comunicazione social(e).

Twitter rende non ricercabile cosa hai detto dopo poco. Facebook da subito, ma lui tiene tutto, sempre accessibile ma in un marasma tale che diventa irreperibile. Non indicizzato e arbitrariamente ordinato, nella sostanza ogni contenuto diventa irreperibile dopo poco.

Mi è capitato di andare a cercare un contenuto di poche settimane fa (2 o 3) che sapevo da chi era stato condiviso e sapevo di averlo condiviso a mia volta. Ci ho messo 20 minuti e ho dovuto scandagliare la timeline di 2 persone per ritrovarlo (solo su quello di una delle 2 tra l'altro). E non sono uno di quelli che fa 200 post al giorno.
Oggi ho affidato al commento di un post di un amico la mia analisi politica della sconfitta del M5S alle europee, di cui peraltro parlo anche qua, seppure in modo meno ragionato. Il luogo di discussione ideale, apparentemente, eppure so già che fra 2 mesi quella traccia sarà andata completamente persa. Senza il link di qui sopra lo sarebbe già fra 5 giorni, probabilmente.

I blog invece si vanno un po' a spegnere a favore della comunicazione social, o almeno restano anfratti inesplorati se non fortemente collegati con una vetrina che li mostri...eppure qui con un piccolo sforzo ci metto un attimo a ritrovare questo post, giusto per citarne uno correlato al commento di prima.

G+ lo frequento di meno, ma l'impressione è analoga...forse mi sbaglio. Approfondirò

Tornando ai social, è tutto lì, debitamente archiviato e probabilmente analizzato da chi fa studi di mercato, sociologici e datamining non meglio specificato. La riprova è il famoso generatore dei tuoi 10 anni di FB: i dati ci sono eccome! Forse twitter non li ha, ma fb sicuramente sì.

Teoricamente è tutto reperibile, praticamente qualunque contenuto è impossibile da ritrovare. Mi chiedo se dietro ci sia una volontà.

I social sono senza memoria.
Social volant, scripta quoque.

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26 maggio 2014

Europee 2014

Sull'onda dei risultati elettorali torno attivo per un post breve, prima di venir sommerso dai mille commenti che leggerò online.

Io speravo in una vittoria netta del PD che si affermasse come primo partito in Italia e nella creazione di una unità duratura a sinistra grazie a una vittoria della lista Tsipras, espressa mediante il superamento dello sbarramento.
Il primo obiettivo è raggiunto, il secondo, mentre scrivo, ancora no. Neppure la seconda parte, quella della vittoria della lista Tsipras, figuriamoci l'unità a sinistra...

Gli altri due obiettivi, "negativi", erano veder affondare Grillo e FI. Negativi nel senso che tifare contro è una azione stupida, ma ...non si può mica sempre essere seri ed intelligenti!

FI non è crollata, nonostante adesso abbia le figure storiche che fanno i latitanti internazionali o i lavori sociali. I suoi voti si sono semplicemente dispersi nelle schegge che ha generato, ma di queste è rimasta il pezzo grosso. Sono il 17% all'interno di un'area politica che fa circa il 25 e che se dovesse ripetere l'infausta alleanza con la lega sfonderebbe il 30. E sti cazzi!!
La consolazione è che questo genere di somme non ha mai funzionato; fatto sta che gli elettori di quell'area sono rimasti tantissime e per la maggioranza fedeli al partito penalmente più "discutibile" d'Italia.

Grillo ha perso. E parecchio, ma è ancora ben sopra il livello del buon senso. Sono felice del suo tonfo: non solo non sfonda, ma arretra di vari passi, però di fatto è ancora di larga misura il secondo partito (movimento? spettacolo ambulante?) d'Italia.
E questo fa male.

A voler credere nell'intelligenza degli Italiani, questo arretramento non significa nulla. Solo un rincoglionito voterebbe un partito "nazionale" che va in europa senza una coalizione pensando di poter urlare un po' e ottenere qualcosa.
Un conto sono i nazionalisti che vogliono uscire dall'europa, e loro hanno nel valore "locale" e nel messaggio di disagio collettivo il loro senso, un conto è un movimento che vorrebbe cambiare certe regole e pensa che anche se avesse preso il 97% dei voti degli italiani sarebbe, in europa, un bruscolino.
Se i gli europarlamentare italiani sono circa 70 su un totale di oltre 700 significa che nel caso migliore sarebbero stati il 10%, ma con una percentuale trionfale, come quella che pare aver preso il pd, sarebbero stati il 4%.
Un elettore pentastellato intelligente riserva il suo voto grillino a dove può contare qualcosa e lo sposta su altre posizioni (mi chiedo quali) dove invece non avrebbe senso votare Grillo.

Avendo poca fiducia nell'intelligenza dellItaliano medio, confido che l'"elettore pentastellato intelligente" sia una creatura mitologica e che l'onda si stia lentamente sgonfiando...
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21 febbraio 2014

Di regole e di consuetudini

Ne parlano tutti, ne parlo pure io.
Renzi ha fatto il voltafaccia rispetto a quanto dichiarato sino a poco fa e va (vuole andare) al governo.
Le solite promesse elettorali (primarie, sì, ma comunque elezioni) sono andate a farsi friggere. Nulla di nuovo. Anzi, così abituale da suonare quasi scontato...
Io non sono qui a dire che fa bene o che fa male, anche se ho una idea e un'impressione. L'idea è che sia una brutta mossa, l'impressione è che ci sia un motivo forte che mi sfugge. Ho anche una considerazione un pelo cinica, ma che copre il resto: se riesce a fare quello che dichiara di voler fare...che lo faccia anche male, ma che lo faccia, però dubito che ci riuscirà, perché la palude della desolazione è dura da attraversare.
Vedremo.

Ciò su cui vorrei riflettere è la questione del terzo presidente del consiglio non eletto: si sventola questo argomento come se fosse un crimine.

"Il presidente del consiglio deve essere eletto dal popolo", dicono, senza neppure la consapevolezza che non ci sarebbe neppure uno strumento per permettere che ciò avvenga, se anche fosse così...

Che lo si faccia da destra, specialmente una certa destra, mi è comprensibile: loro lo hanno voluto, loro lo ritengono un diritto e un dovere. Quello che sfugge loro (fra le tante altre cose) è che però l'hanno solo voluto, non tramutato in legge.
Siamo ancora una repubblica parlamentare in un contesto di democrazia rappresentativa, quindi eleggiamo il parlamento che esercita il potere sovrano, che ha il potere di non dare la fiducia al governo e mandarlo a casa, anche se non lo nomina, né stabilisce chi ne sia a capo.

L'ho detta poco da giurista, ma il senso mi pare chiaro: non abbiamo mai votato né è mai stato previsto da qualche legge che votassimo, il presidente del consiglio.
Il presidente del consiglio è uno stronzo (di solito, ma non sempre, solo per modo di dire) qualunque nominato dal presidente della repubblica che deve riuscire a formare un governo che ottenga la fiducia del parlamento.
Punto.
Che poi ci siano prassi, consuetudini, usanze...aspettative, è un discorso completamente scorrelato.

Che delle persone anche provenienti da quella sinistra che ancora apprezza il dibattito e il confronto insito in un sistema proporzionale*, a cui vorrebbe tornare e poi faccia l'indignata sventolando lo stendardo del "presidente non eletto" è, a mio avviso, tragicomico. Da un lato mostra come il berlusconismo e la mitizzazione dell'individuo abbia ormai raggiunto coi suoi tentacoli, ogni ambito socio-culturale, dall'altro mostra un'ignoranza che è sempre fastidioso constatare di aver vicino e in ultimo, ma non meno importante, dimostra come ripetere una cazzata, all'infinito, la renda vera.



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15 febbraio 2014

La verità è sopravvalutata

Titolo inquietante, mi rendo conto, eppure lo penso veramente.
Ovviamente va contestualizzato.
Non sto parlando di fisica, di leggi matematiche o di logica. Neppure di letteratura o di sport o di arte in senso lato. 

Mi riferisco al quotidiano, al futile, a ciò che c'è di vicino a noi e che conta per quello che suscita in noi, non tanto per quello che è in sé.
A quel balletto, non al balletto in sé.
Al cavallo, non alla cavallinità, per dirla con Platone. All'opera del demiurgo, non alle idee che l'hanno ispirata.

Il ragionamento è semplice: puoi compiere una bella azione in modo che mi dia fastidio. Non conta tanto la bella azione, quanto il fatto che mi abbia dato fastidio. Non conta neppure che fosse "oggettivamente" una bella azione. Non conta che lo fosse "davvero".
Mi ha dato fastidio. Punto.

Non conta che quel film fosse bello se non mi è piaciuto, non conta che quella canzone fosse brutta, se mi ha fatto ballare o che quella battuta fosse volgare, se mi ha provocato un sorriso sincero.

Viviamo in una bolla la cui superficie distorce la nostra visuale e il cui colore filtra i colori del mondo fuori da essa. Da quella bolla, volenti o nolenti, non possiamo uscire. Tanto vale farci pace e imparare ad amare il nostro mondo deforme, perché è l'unico che potremo mai conoscere.
Ciascuno ha la sua bolla, non possiamo neppure viverci in 2...che palle!

Non è bello quel che è bello, ma è bello quel che piace. La bellezza sta negli occhi di chi guarda.

Sono solo modi popolari per dire che la verità* è sopravvalutata.



*Ammesso che esista...e comunque è inconoscibile e nel caso incomunicabile. Ah, Gorgia, come aveva già detto tutto quello che c'è da dire...
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12 gennaio 2014

Una semplice equazione

Il 75% del 66% del valore settimanale (t) vale 300 euro.
Cioè 3/4 * 2/3 * t = 300.
cioè t= 300 * 12/6, ossia
t = 600

Secondo il mio accordo (in linea con quanto il tribunale di Milano ritiene ragionevole), un bambino costa 600 euro al mese, comprensivo di bollette, senza considerare la casa (in cui però vivono entrambe) e la scuola, che son circa altri 300 euro complessivi, quindi 150 a figlia (questi interamente a carico mio, fra l'altro).

750 euro al mese a bambino.

Questo è secondo la media quanto dovrebbe costare un bambino, facendo due rapidi conti. Due bambini costano 1500. Al mese.

Follia, ovviamente.

Frutto di un sistema distaccato dalla vita reale e di una società che assume tutti colpevoli (nonostante quello che dichiara) e le vittime immacolate, quindi le difende senza quartiere e colpisce senza riguardo chi si macchia della colpa di non essere a sua volta vittima.

Frutto di un'istituzione che si ribella al maschilismo imperante andando a generare un folle contraltare, nemesi di qualunque equità, nemico giurato della dignità, non solo di chi ne è colpito, ma anche di chi ne trae beneficio, che in questo modo di dignità non ne avrà mai, ma a portafoglio gonfio se la può comprare, o almeno può dimenticarsene...

Figlio di un femminismo che è stato più rivalsa che vero confronto per bilanciare dove è stato plateale fallimento.

Frutto di una cultura cattolica che si piega alla laicità e ti permette di fare quello che ti pare, se trovi un dottore non obiettore o un giudice che non ti seppellisce. Un cattolicesimo così radicato nella cultura che attecchisce profondamente anche in chi si crede ateo.

Per inciso, io costo meno. Qualcuno mi vuole adottare?




PS: "...and it's ever so wrong to dare to be strong!"


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8 dicembre 2013

Mandela e la mia ignoranza

No, tranquilli, non è che penso che "I have a dream" sia una sua frase simbolo. La mia ignoranza è diversa dalla sua.
Però la celebrazione per la morte di Mandela, mi fa riflettere sul fatto che anche la mia ignoranza è alquanto profonda, sebbene non abissale.
Cosa so io veramente di Mandela?
Sostanzialmente nulla che non siano idee confuse e fatti vaghi.
Ricordo che fu un attivista anti-apartheid, che subì una lunga incarcerazione per reati correlati alla sua attività politica. Che è diventato un simbolo di questa lotta, che una volta uscito di prigione andò al potere mettendo fine al dramma della segregazione razziale coatta in sud africa. Più interessante ancora ricordo che ha combattuto anche contro il razzismo di ritorno che si verifica spesso quando l'oppresso esce da questa situazione e sogna di poter diventare oppressore a sua volta, non per razzismo, ma per senso di rivalsa.
Lo ricordo come un uomo carismatico nei suoi discorsi e come una persona veramente di pace, non come una bestia feroce che ha lottato contro un potere opprimente così a lungo da diventare peggio di ciò contro cui ha lottato.
Lo so collocare storicamente e geograficamente in modo corretto, e a grandi linee ricordo la sua "presenza culturale" negli ultimi 15 anni circa.

Va bene, sì...circa ci possiamo pure essere, ma...chi cazzo è Mandela?
Un uomo non è questo...così ho tratteggiato forse migliaia di oppositori politici, che magari non hanno raggiunto il suo livello di potere, ma hanno vissuto un percorso analogo nello stesso periodo.
Ricordo qualche cosa di Mandela che è proprio sua, però non basta.

Ieri sono inciampato in un tweet che citava Lenin e che mi ha fatto riflettere. Il passaggio del Vladimir Ilic è il seguente:

"Le classi dominanti hanno sempre ricompensato i grandi rivoluzionari, durante la loro vita, con implacabili persecuzioni; la loro dottrina è sempre stata accolta con il più selvaggio furore, con l’odio più accanito e con le più impudenti campagne di menzogne e diffamazioni. Ma dopo morti, si cerca di trasformarli in icone inoffensive, di canonizzarli per così dire, di cingere di una certa aureola di gloria il loro nome, a "consolazione" e a mistificazione delle classi oppresse. Si svuota di contenuto il loro pensiero rivoluzionario, se ne smussa la punta, lo si svilisce. La borghesia e gli opportunisti in seno al movimento operaio si accordano oggi per sottoporre il marxismo a un tale trattamento".


Da queste parole alcune considerazioni. Su tutte il fatto che Lenin le sapeva tutte (e chi ne dubita, a torto, smetterà di farlo dopo aver letto cotanta sua citazione: "Se gli operai tedeschi volessero occupare una stazione, prima, bravi bravi, comprerebbero il biglietto.") . Oh, cazzo, ma proprio tutte..sì, perché il passaggio è tratto da "Stato e Rivoluzione" del 1917, quindi ha circa 100 anni, ma come aveva capito bene il potere lui e come aveva saputo spiegarlo è così profondo che il potere, in un secolo, non ha saputo riformarsi neppure nell'apparenza o nella forma.
La seconda, più a tema è: ma io conosco il Mandela "rivoluzionario", il Mandela presidente, il Mandela personaggio pubblico o il Mandela che il potere ha voluto farmi conoscere.
La differenza principale con quanto descritto da Lenin è che Mandela ha vinto la sua battaglia rimanendo in posizione visibile a lungo. Il potere, dunque, si è dovuto riassettare con lui ben prima della sua morte. E lo stesso Mandela ha dato una visione della sua vita, ma l'ha data dalla posizione in cui era una volta arrivato al potere.

Ma che cazzo, era un pacifista a tutto tondo o da co-fondatore dell'Umkhonto we Sizwe si era un po' rotto il cazzo di farsi prendere a calci nelle palle dal potere e cominciava ad aver voglia di restituirne qualcuno? Era un santo o era più semplicemente un uomo che aveva valutato le opportunità di un braccio di ferro rispetto a quelle di un confronto pacifico e si era fatto delle domande, dandosi delle risposte?

Alcune cose, per fortuna le so...o forse mi illudo di saperle. Non è di lui in particolare che voglio parlare, ma della mia ignoranza, che probabilmente è anche la vostra. 
Biografie di persone che hanno fatto la storia conosciute per sommi capi, spogliate dei dettagli che fanno la differenza (e ovviamente di quelli che sono veramente solo dettagli), sono biografie vere, sono significative o sono quelle che il potere ci dà per ammansirli post-mortem?

Per dirne alcuni dei più visibili: Malcom X è un personaggio molto più controverso di quanto non si pensi, e Martin Luther King è molto più complesso di un discorso. E Lenin stesso? Un uomo immenso, in tutte le direzioni (non solo quelle positive, intendiamoci) ricordato dai più come un nome lontano privato della sua carica rivoluzionaria e lasciato come simbolo di un fallimento, spauracchio per i bambini e per i politici non allineati ad un nostro (per fortuna) ex presidente del consiglio. 
E Iqbal Masih? Sembra più un mito che un bambino morto. Sembra l'emblema di ciò che dice Lenin: 
un'icona senza corpo, una rivoluzione smussata nel pressapochismo e, nella sostanza, una punta smussata, seppur tramite la venerazione. 
Ovviamente potrei approfondire, ma, altrettanto ovviamente, non posso approfondire tutto. Alcuni di questi (e altri) personaggi li ho approfonditi, ma quanti li ho approfonditi valutando le fonti? Quanto tempo mi richiederebbe approfondirli tutti?


Della Birmania, dell'Ucraina, della Russia, della Korea del Nord, della Somalia...che cazzo ne so? E tu che leggi che ne sai? Personaggi trattati con superficialità passano sugli schermi...ma non è la televisione il male. I media in generale: giornali, radio, Internet; offrono visioni ammansite di problemi lontani. 

Non potrebbe essere altrimenti, ma il dubbio di star ascoltando ciò che il potere vuole raccontare rimane...
...e rimarrà sempre sin quando si confondono le idee con le persone e si sente la necessità di mitizzare i portabandiera per non abbandonare l'idea che, magari in modo imperfetto, portano avanti.

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3 dicembre 2013

ProFTPd

Dopo secoli torno a parlare di tecnologia e lo faccio nel modo più classico del mondo: sono inciampato in un argomento apparentemente banale, in realtà spinoso. Uscitone vittorioso, ne condivido il percorso, per la gioia di grandi e piccini.

Task: installare un server FTP su una macchina linux e configurarlo per degli accessi da utenti specifici.
Livello di banalità apparente: 10/10
Sbatti reale: 1000

La prima cosa è scegliere quale server installare. La macchina ha su Debian e la scelta si gioca principalmente fra ProFTPd, PureFTPd e vsftpd. Qui un breve confronto fra i tre concorrenti.
Per ragioni che non sto a sviscerare scelgo ProFTPd.

NOTA BENE: questa non è una guida alla configurazione sicura e ottimizzata del serer proFTPd e non intende esserlo, ma è solo una guida veloce a come risolvere dei problemi comuni senza perdere ore su internet e vagare per mille pagine di manuale, dando invece una visione organica e funzionale in pochi minuti.

L'installazione è banale come un semplice

apt-get install proftpd-basic

Un attimo e siamo online...e invece? E invece scegliendo per un server gestito da xined invece che standalone ci si butta in un piccolo delirio che non vale la pena di affrontare: le risorse occupate sono oggettivamente così poche che vale la pena tenerlo acceso e risparmiarsi lo sbatti.
Quindi, nella configurazione ( /etc/proftpd/proftpd.conf ) bisogna assicurarsi di avere la riga:

ServerType                      standalone

E con questo, magia, parte.
Primo accesso con un utente di sistema e tutto funziona. Ma come si arginano gli utenti a non andare in giro a curiosare per il mondo?
La cara vecchia impostazione dei permessi potrebbe pure essere una strada, ma non è praticabile, perchè significa precludere agli utenti locali di girovagare per il sistema. Quindi?
Quindi la risposta è in questa riga nel file di conf:

DefaultRoot ~

Ossia gli utenti si trovano ad avere la loro home ( ~, appunto, per chi non ha dimestichezza) come root, durante il loro accesso ftp. Da lì non si esce. Ci sono degli effetti collaterali, in questo, che sono ben spiegati in questa pagina sul chroot.

Per riavviare il server basta il solito:

/etc/init.d/proftpd restart

Fatto?
No, a meno che non vogliate creare un utente di sistema per ogni utente ftp, cosa che a volte va bene e a volte no.
Qui parte uno sbatti facile, ma lungo e articolato, se non ci avete mai avuto a che fare.

Step 1: abilitare l'autenticazione su un file alternativo

Nel file di conf deve essere aggiunta una riga come questa:

AuthOrder                       mod_auth_unix.c mod_auth_file.c

dove mod_auth_file.c indica che proFTPd può leggere i dati di autenticazione dell'utente in un file ad hoc separato da quello delle password di unix/linux. Qui si può leggere un approfondimento, che parla anche della questione del chroot discussa prima.
L'ordine conta e quindi prima il server usa mod_auth_unix.c (verifica fra gli utenti di sitema), poi in un file esterno.
Ma quale file?

Step 2: indicare il file alternativo di autenticazione

Semplice, si fa con questa riga:

AuthUserFile /etc/proftpd/vusers.conf

si indica dov'è il file in questione. Il path è arbitrario, come il nome file. Meglio scegliere un percorso fuori dal path raggiungibile/visibilie/modificabile dagli utenti. Nel mio caso l'ho messo nella stessa cartella del file principale di configurazione.
Il file deve essere esistente e leggibile, ma può anche essere vuoto.

Step 3: popolare il file per gli utenti virtuali

Un file di utenti vuoto serve a poco. Il modo più facile per popolarlo è usare il comando ftpasswd.
Per usarlo basta scrivere nella shall:

ftpasswd --passwd --file=/etc/proftpd/vusers.conf --name=myuser --uid=15000 --home=/path/to/home --shell=/bin/sh

Il comando chiede la password da assegnare al'utente e ne mette una hash nel file selezionato, alla riga dell'utente. Se l'utente esiste già propone di modificare la password, altrimenti appende una nuova riga per il nuovo utente al file.

Dove --file indica il path al file indicato nel file di cofigurazione di proFTPd, e --uid è un qualunque uid (user ID, per i neofitissimi), anche inventato. Si può specificare anche un group id che, se omesso, è di default uguale all'uid.

La home per l'utente non viene creata, quindi deve essere un path esistente (non necessariamente subito, ma al primo accesso). La shell ha usi speciali che non interessano adesso, ma deve essere una shell esistente, quindi /bin/sh è la scelta di comodo.

Se volete che l'utente entri con lo stesso utente con cui gira apache, quindi possa leggere e scrivere in una cartella da cui legge e scrive una web-app, basta indicare lo uid di quell'utente. Per esempio, su debian/ubuntu l'utente è www-data, nel fail /etc/passwd c'è una riga relativa all'utente www-data ad cui si può prendere lo uid assegnatogli.
Stessa cosa per qualunque altro utente, se volete evitare la configurazione di dettaglio dei permessi.

ATTENZIONE: non mettete un utente virtuale con la home in una cartella in cui può fare danni. Per girare intorno al problema create nella webapp un link alla home dell'utente. In questo modo la webapp accede con percorsi relativi alla cartella ftp, ma non viceversa.


The END!
A questo punto è tutto configurato, e basta un semplice riavvio del server per vedere tutto funzionare. Volendo si può riavviare già alla fine dello step 2, dal momento che il contenuto del file degli utenti è letto dinamicamente al login.

Note di sistema
Mentre tutto va beatamente liscio usando debian/ubuntu, centOS riserva, tanto per cambiare, le sue piccole e fastidiose sorprese.
Prima fra tutte, il pacchetto proftpd NON è disponibile di default con yum.
Per usarlo bisogna seguire questi semplici step (presi in prestito dai tutorial di Digital Ocean, visto che decine di alternative simili che si trovano online non funzionano e si rischia di perdere ore alla ricerca del repository giusto...e non imbarcatevi nel download degli rpm, perchè le dipendenze sono più forti di quelle di un tossico allo stadio terminale), che sono però duri da trovare online:


rpm -Uvh http://download.fedoraproject.org/pub/epel/6/i386/epel-release-6-8.noarch.rpm

e magicamente ci appare il pacchetto...ora si può pacificamente fare:

yum install proftpd

Inutile dire che la struttura dei file di configurazione cambia, ma il senso no. Banalmente proftpd.conf non è più in /etc/proftpd ma direttamente in /etc. Fossero questi i problemi....


Enjoy ;)











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