4 marzo 2018

Qui abita un antifascista

Di solito non partecipo alle ondate di buonismo collettivo su facebook: niente bandiere francesi, niente Je suis, niente bandiere della pace.
Non credo che queste forme superficiali di astratta solidarietà abbiano alcun valore.
Questa volta, invece, sto partecipando e mi sento anche di dover raccontare perché.



Ieri è successo a Pavia un gesto apparentemente innocuo*, che però mi ha colpito. Dei topi di fogna con l'uso delle mani**, hanno attaccato degli adesivi con al scritta "qui abita un antifascista" sulla porta di vari personaggi più o meno noti della scena politica/sociale antifascista locale.
Non conosco nessuno degli interessati e non personalizzo il gesto, ma credo anzi che l'aspetto più inquietante emerga astraendo il fatto in sé: delle persone sono state bollate pubblicamente per la loro appartenenza politica.

Ci sono varie possibili chiavi di lettura per il gesto: dall'intimidazione verso il singolo alla creazione di un clima diffuso di terrore (sempre le solite strategie), dalla necessità di visibilità mediatica al confronto di forze in campo. Al di là che credo che sia un gesto controproducente per il loro movimento da decerebrati, non credo che sia accettabile bollare le persone con questi metodi che ondeggiano fra lo squadrismo fascista e la minaccia mafiosa (strano, sempre in gruppo gli insetti).

Impossibile non pensare al triangolo rosso per identificare i comunisti durante il nazismo. Certo, è uno scenario lontano, ma un intento sin troppo evidente.

Come chi mi conosce ben sa, io non amo definirmi antifascista***, non perché ciò che sono non sia profondamente antifascista, ma perché non mi piace definirmi "in negativo", come cioè raccontare a cosa sono contro, invece che a cosa sono a favore.
Oltretutto non mi piace mettermi in gruppi che comprendono persone appartenenti a ideologie che disprezzo non meno del fascismo.

Non credo ne "il nemico del mio nemico è mio amico" e credo che chiunque non abbia vissuto gli ultimi 40 anni con fette di prosciutto molto spesse sugli occhi, si sia accorto di numerosi disastri che questa folle lettura del mondo ha portato (armare gli iraqueni contro gli iraniani, i talebani contro i russi, ...).

Oggi vengono per "loro" e non vanno lasciati soli. Del resto vengono sempre prima per noi, perché lo sanno che altrimenti non glielo lasceremmo fare.

"In Germania, vennero prima per i comunisti
e io non dissi niente perché non ero comunista;
poi vennero per i sindacalisti,
e io non dissi niente, perché non ero un sindacalista;
quindi vennero per gli ebrei
e io non dissi niente, perché non ero ebreo;
infine... vennero per me...
e in quel momento nessuno poteva più dire niente."
Friedrich Gustav Emil Martin Niemöller


E non glielo lasceremo fare.


http://www.lastampa.it/2018/03/03/italia/cronache/a-pavia-case-di-antifascisti-marchiate-con-adesivi-ZCTfq7OAjpwjMxddyedjWN/pagina.html

** recentemente la mia bella m'ha fatto leggere questo articolo: https://www.ilpost.it/matteobordone/2018/02/27/meglio-ripetere/
Io non credo che il problema sia nell'uso dei sinonimi in sé, ma nella scelta dei sinonimi giusti da usare. Alcuni esempi corretti di sinonimi usabili per casa pound, forza nuova e altre formazioni neofasciste, aderenti alla realtà dei fatti, ma non per questo rassicuranti o sminuenti sarebbero: 
neofascisti, razzisti, criminali, pezzi di merda, topi di fogna, pantegane della politica, piaga sociale, sonno della ragione, pazzi violenti, intolleranti, figli della merda, incostituzionali, topi bipedi, dimostrazioni del fallimento del darwinismo, terroni che sognano di essere ariani.

*** Nonostante questo, sono antifascista. Indiscutibilmente.
... E sì, sono sostanzialmente anche (e ancora) comunista.

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