20 dicembre 2012

Un diritto

L'infelicità è un diritto.
L'ho sempre pensato e quindi detto o scritto (tralasciando qui il ragionamento sui miei scarsi filtri fra i pensieri emersi e la loro espressione).
Ognuno deve poter scegliere liberamente di essere infelice. Chi è intorno può interessarsi, cercare di capire se l'infelicità è voluta o subita; se nel secondo caso è lecito e anche cosa buona spingersi più in là, cercare di colmare l'infelicità con qualcosa, un sorriso, magari semplice, nel primo caso no: bisogna trovare la forza di fermarsi.
Non farlo è prevaricazione.
Io sono notoriamente un prevaricatore...ma questa è un'altra storia.

Però è un diritto rigorosamente individuale. Non collettivo. Non si può spargere infelicità. Si può essere infelici in tanti: una collettività di infelici; ma non collettivamente infelici.

L'infelicità non è un dovere. I martiri dell'infelicità sono dei coglioni. Fine del politicamente corretto.

L'infelicità non si esporta. O meglio si può esportare, ma non è giusto farlo. Gli stati lo fanno, spesso in bundle con la democrazia. Tipo:
"ehi, la vedi quella bomba con le stelline?"
"sì"
"sta cadendo su un palazzo dove vivono 3 dissidenti"
"Ah"
"I dissidenti muoiono e c'è più democrazia. Perchè io sono il popolo e so cosa voglio. Loro no."
"Ah...capisco. E l'altra bomba? Quella con lo smile strano?"
"Quella è per la scuola lì di fianco. Lì allevano i dissidenti di domani. Gli insegnano a pensare. Autonomamente. Capisci?!?"
"Ah. E perchè lo smile? Ai bambini piace di più?"
"Non è uno smile, è la faccina triste. Non ne capisci molto di emoticons, vero? La mettiamo perchè ogni bambino ha 2 genitori e 4 nonni. Loro saranno infelici. Si chiama 'effetto collaterale'."
"Ah. Ma non si rischia che diventino dissidenti, se li rendiamo infelici?"
"Sì, è per questo che di bombe ne abbiamo portate un arsenale. E siccome non vivono tutti insieme, le abbiamo inventate a grappolo, che siccome non sai dove cadono, sono poco intelligenti, abbiamo deciso di farci la faccina e le stelline su tutte..."

Però questo lo fanno gli stati. Le persone non dovrebbero esportare l'infelicità. L'infelicità è intima, è personale, è interiore, è...singolare. Ci sono LE destre, LE Sinistre, I padroni, GLI schiavi. L'infelicità è al singolare.
LA infelicità.
Ad amare la compagnia è la miseria, non l'infelicità. E anche quella sarebbe comunque bene cercare di non esportarla...

Però essere infastiditi dall'infelicità altrui è brutto come essere infastiditi dalle idee degli altri.
La libertà di pensiero è un fondamento. I pensieri si possono approvare o criticare o condividere o quel che si vuole, ma non si possono imporre. Non si può dire ad un'altro che è "libero" di pensare quello che vuole e poi mostrare fastidio per la libertà che gli si è appena riconosciuta. Si tratta di un ricatto morale violento nel suo essere subdolo e poco visibile.

Uguale per l'infelicità.

Certo, questo è un pensiero, pertanto razionale. Il fastidio è una sensazione, pertanto irrazionale. Controllarla significa essere più di una scimmia....ed è dura!

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